20.10.09

E ringrazialo da parte mia.

Sciabordare d’acque, pensieri che si perdono nella corrente del quotidiano. Ora mare limpido e di profondità quasi vicine, ora inchiostro nero che inghiotte e cancella e borbotta, borbotta... borbott... Silenzi liquidi sotto la superficie, nessun rumore, solo figure senza audio. Il suono non abita piu’ qui... non abita piu’ qui... se n’ è andato stanco, con una valigia piena di rumori, musiche e voci. Se n’è andato un giorno grigio, con la nebbia che sporcava lo sguardo, e tutto intorno. Il suono se n’e’ andato perchè nessuno lo stava ad ascoltare. Anche il tono e l’espressione partirono, dicendo che si sentivano vecchi zii senza nipoti, con tanta esperienza dietro ma con ancora troppo da vedere, rimaner lì creava solo doppisensi. Rimasero i colori, che da egoisti come al solito, erano solo che piu’ felici perchè per loro “più si è e più c’èspazio”. Qualche sensazione non passò più, chi aveva troppo da fare e chi non c’aveva più da far niente, non ci si prendeva più il pane ormai, con tutto quello che costava capire. Figure e movimento si ubriacarone tre giorni, spesi in banchetti, con balli senza canti e senza musica, ma con tanta energia e pieni zeppi d’animazione. Aah, che bei tempi tempi per gli odori ed i profumi, qualcuno anche si candidò e qualcun altro andava a rubare i campi delle parole, in modo subdolo come il loro solito: coperti dal silenzio. Il tatto finalmente in combriccola con sorpresa potevano sfogare la loro libido, cogliendo sempre con ansia l’attenzione; i soli puttanieri. Tutto sembrava andare bene per un po’ ci si adattava, avevano voglia un pò tutti che vincesse l’ordine, come se fosse una religione che non era poi male, ma tanto tutti andavano in casino, perchè a tutti piaceva farsi fottere. Chi dice di no, si vergogna a dirlo. Il tempo passava sempre, lui era vagabondo per necessità, ma alla fine tornava e non capivi mai quanti anni avesse: una volta ti sembrava vecchio, una volta lo facevi più giovane, mentre l’altra ti sembra che non sia passato, eppure assiniglia tanto a quel tipo li... dai, come si chiama... Ma anche le figure dopo un pò perdettero la fantasia, non si sentivano apprezzate e poi c’era sempre qualche giovane con delle idee in testa, che non si sentivano rappresentate, che c’era da prendere in mano la situazione, che c’era da fare, non aspettare, dire a tutti gli altri di trovarsi, con la scusa che è un po’ che non ci si vede, che prima o poi la coscienza ti dice che forse esaegeravi e ti veniva di provare a parlarne, ma loro se lo ricordano e non tutti dicono che i bei tempi siano sempre i migliori, ma d’altronde non ci si puo’ fidare di uno straniero che dice di essere nuovo di queste parti.Finchè la decisione non la prese lui: l’istinto. Ha sganciato un paio di sorrisi, ha convinto i pochi presenti, ha fatto la corte spudorata alle possibilità e a quella francesona grassa della routine, finchè realizzo il suo obiettivo: convincere tutti che da adesso in poi le cose cambiano, adesso ci pensa lui. L’altro se n’è andato e lui se l’è cavata con due punti. Fanculo, ma ringrazialo da parte mia.

15.10.09

Leggere i classici

Domanda da un milione di euro: perchè? Risposta: perchè sono quelli che hanno messo giu’ le idee per primi, che hanno vergato la carta lasciando in quell’inchiostro nero fantasie incastonate. Per classici intendo tutto quello che non rappresenta uno scrittore contemporaneo, si insomma quella spazzatura mal reciclata. Lo so, scendo netto e volgare come un’accetta tagliente sul legno morbido ma questo è il mio spazio e le mie idee ce le metto in stampatello e le urlo se mi va’!
Non ci rendiamo conto che gli scrittori di oggi sono tutto velocità, volgarità, leggerezza e spremutine di cuore. Dove sono i valori? Dove sono quelle frasi che le devi leggere con la dovuta attenzione per percepire la vastità di sentimenti che sanno contenere? Dove sono quelle pagine che si attaccano le une alle altre, che ti trascinano, che ti portano via, che ti lasciano quella punta di amarezza quando arrivi alla fine, perchè è terminato qualcosa di troppo bello: qualcosa che ti ha scatenato la fantasia. Libri che hanno la capacità di farti sentir vivo due volte: una perchè respiri e l’altra perchè leggi. Oggi non scrivono, oggi mettono in parole immagini come un film, immagini veloci e senza sosta, che ti sembrano belle solo perchè sono veloci e riempiono della loro stessa velocità, non della loro sostanza, non per pienezza. Oggi le parole le usano per riempire spazi bianchi, mica hanno imparato ad usarle con la dovuta intelligenza, visto che sono strumenti sacri e fragili.
Capisco che ognuno di noi ha i propri gusti, ognuno legge quello che gli pare e l’importante è leggere, è fruire, è farsi le domande. Anche mangiare è importante, anzi fondamentale, ma è altrettanto importante la qualità. Sicuramente una personalità come la mia che vive di fissazioni ed idee del tutto proprie non può essere il miglior “consigliori” di libri, non posso essere un riferimento, ne ho le capacità di definire dove iniziano i libri con i quali sorreggi la libreria e quelli con cui c’hai fatto l’amore (sempre da un punto puramente ideale e mentale, ben s’intenda!), ma una cosa posso dire, anzi la posso anche tranquillamente affermare: leggete tutto quello che esiste prima degli scrittori contemporanei! Quest’ultimi non hanno inventato nulla, fottono solo le case editrici e chi li compra, invadendo le vostre eccellenti fantasie con commediuole prezzolate, estratti di finto e asettico erotismo, trascinando libri che sembrano format televisivi, ci alimentano del nostro vomito e noi li paghiamo. Incredibile.
So che può sembrare estramente velleitario affermare che gli “scrittori contemporanei” non hanno inventato nulla ma è la pura verità. E’ una verità che fa male, in particolar modo quando lo scopriamo con i nostri occhi mentre leggiamo, mentre spogliamo le pagine con i nostri occhi. Già ci propinano spazzatura a secchiate, non dobbiamo autoflagellarci nei nostri momenti di svago. Dobbiamo volerci bene anche nel cervello!
Capisco che Marinetti era un futurista e tutto quello che ci va dietro, ma lui ne “Il Club dei simpatici” per descrivere il temporale tesse una frase come “Il cielo nero è scosso da una fuga ritmata di braccia d’avorio che pugnalano le smorfie delle nuvole”.
Non so che immagine avete ora in testa, ma io ho ancora i brividi di piacere.
Un piacere lento, che non si diluisce all'istante.

L.

25.4.09

Occhio stanco e passo incerto

Mi chiedo come la gioventù sappia vivere spensierata. E’ bellissimo: concetriamo la leggerezza, cerchiamo tutti lo svago. Ieri sera ho visto gente che cercava la stessa cosa che cercavo io, o meglio l’ho capito solo dopo che mi sono guardato in giro. Quando siete in un ambiente affollato, allontanatevi dal vostro gruppo, cercate di abbandonare per qualche momento l’attenzione sul punto di persone che vi fanno sentire al sicuro in mezzo ad un’accozzaglia di gente sconosciuta e per un attimo diventate osservatori, quasi come un’onda tra le onde. In quel momento si è come invisibili, perchè diventiamo la stessa persona che ci viene addosso quando siamo tutti pigiati in compagnia e si balla e si fa gli scemi, la stessa persona che lasci passare, la stessa persona che distrattamente ti chiede d’accendere che tu ce l’abbia o no. E solo quando vi allotanate dal vostro gruppo, dal punto certo e sicuro che nella folla diventa come oasi nel deserto, ecco che cominciate a vedere le persone. Ed è li che mi sono chiesto cosa cerca la gente. Ho capito che in generale è lo svago, è la birra in più per far due gesti, per parlare del più, del meno, del nulla, di qualcosa che deve essere divertente – o che il luogo stesso te lo fa diventare – con la persona che saluti a mala pena negli altri giorni, solo perchè la conosci poco,magari. Li in mezzo diventiamo tutti amici, tutti nella folla sconosciuta ci si riconosce, si cercano motivi per formare un altro gruppo, un altro punto calmo, un altro punto fisso, nel mezzo della baraonda. Come il fatto di uscire a fumare. La gente cerca svago ed esce a fumare per riequilibrare il momento d’invasione della altre persone, di tutti quei micromomenti di tranquillità che assieme diventano accozzaglia di gente, che noi cerchiamo di controbattere e ristabilire con continui momenti di stacco. Tutte onde che si infrangono contro di noi. La gente è un mare, non solo nel senso figurato ma anche nell’essenzialità della composizione. Incredibile. Tutti cercano svago e a chi basta solo bere una birra perchè è l’essere tra la gente che ti fa stare bene, vedere altra gente ti fa sentire vivo, anche se poi alla fine parli tutta la sera con lo stesso amico che sei uscito, tuttte quelle presenze sono fondamentali per allontare la giornata passata, e rinchiudere in una bicchierata tutte quelle cose che messe assieme ci hanno fatto stancare. Cerchiamo nella serata qualcosa di magico, che si traduce in un serie di comportamenti reiterati, in un preciso momento in cui anche una serata diventa “routine da serata”. Altre persone cercano svago di altro tipo, perchè quello svago diventa motivo che alimenta comportamenti, anche quello a cercare una tranqullità: che sia con una donna, con un uomo o con una droga. Ma tutto gira attorno alla distrazione gli uni degli altri, tutto diventa “passare una bella serata”, diventa un comportamento – quasi di regolarità religiosa, di attaccamento alla disciplina marziale – che si differenzia nei nostri domani solamente per sfumature e ricordi divertenti, o che noi supponiamo tali. Magari altra gente li vede solo patetici, forse mediocri o non degni di nessuna considerazione. Alla fine c’è solo gente che beve, e questo elemento di indissolubile necessità con la socializzazione dei locali, ti fa reincontrare e farti sembrare simpatico anche gente che quando la vedi proprio ti fa proprio innervosire. Perchè sei nella “bella serata” in cui tutto ha un copione e mete e orari precisi, micro spostamenti di masse ineluttabili, diretti da regole non scritte, ma solo allo scopo di incotrare gente – che tanto sarà la stessa di prima solo in ordine sparso e a volte accoppiata in modi diversi – perchè necessitiamo di creare quella baraonda (o bar-a-onda per restare in tema, ahah!), dalla quale siamo attratti come api dal miele. E’ bello essere assieme alla musica, ballare disordinati, in microspazi, in cui anche la scoodinazione può avere un senso ed una bellezza propria – almeno è il mio caso, tranne certa gente che invidio che sa ballare nello spazio di un tovagliolo con la naturalezza quasi non umana e fuori da tutte le leggi fisiche, mah! coma fanno? – dove l’incapacità di socializzazione porta alla grottesca massa di muti (ma non- muti) che si coprono di strati di note musicali (apparentemente conosciute come hit del momento) e foglie di menta e sgabelli di ghiaccio (apparentemente conosciuti come mojito), Eppure questo caos perfettamente schematizzato ed ordinato è quello che cerchiamo, è quello che ci fa divertire. E’ ciò che cerchiamo drogati da un febbre d’oro (o del sabato sera? ahah! oggi la stò stracciando!) che possiamo soddisfare nel prossimo locale o nel prossimo cocktail, o nella prossima canzone, sperando che mettano su “quella bella di quest’estate” o quella “che mi piace un casino” o quella che so “il ritornello e posso fare il fisso facendo finta che la so tutta e sembra che ci passo gli anni e le ore io con le cuffie” . Tanto alla fine ce l’hanno vinta solo le donne: sono le uniche che riescono ad essere apposto, oridnate e perfete anche quando a noi uomini ormai il capello si spettina come il galbanino aperto da due giorni, anche quando siamo costrettu a toglierci la giacca perchè è cosa certa che la pezzatura arriverà inevitabile e sicura oltre i gradi di sopportazione della camicia, che abbiamo le movenze sciolte tanto quanto un pinguino in una partita di calcio saponato, mentre loro bevono con la cannuccia e non la gettano mai a terra, la coordianzione orecchino-cintura- scarpe è sacra e inviolabile, sanno fare un sorriso e una battuta pungente e sicura anche quando noi dopo la terza birra andiamo per schemi semplici, fugaci ed elementari. L’unica cosa che riusciamo fare bene, che a tutti gli uomini ho visto che esce con una certa naturalezza è ordinare da bere: gomito sul banco a segnare l’avanposto guadagnato tra gare di distrattezza altrui e spinte simulate dai balli altrui, sorriso e cenno di attenzione/gentilezza /e guardacheiodevoancoraordinare ed iltipoeradopodime, 20 o 50 € - per chi ostenta o può buttare in un lampo le nostre 5 ore di lavoro quotidiano- alla mano per far vedere chi ha sete, il tutto coronato da discorsi “morse” con quello che ti accompagna di turno a prender da bere. Il bello è che tutto questo è ciò che vogliamo e che non si può cambiare, perchè è questo che ci fa divertire. No, nessun biasimo e nessuna tristezza – io per esempio mi sono fatto serata veramente da ricordare – ma solo mi sono perso via ad osservare, mi sono perso a guardare mentre il ghiaccio è sempre troppo nel bicchiere. Nessun problema se questa sera o domani mattina sarà tutto sotto la regola del passo incerto e occhio stanco: è solo il tatuaggio della bella serata.

25.3.09

Il nuotarore esperto

Da qualche giorno vado in piscina e mi sono guardato intorno... Ci sono gli sfigati delle vasche laterali, "e marsone che fa acquagym", i bagnini (con particolare rispetto per quei "peochi" cioè rasati nel nostro dialetto) ed infine lui: il mitico nuotatore esperto. Il nuotatore esperto non ha ciabatte, ma calzari che hanno una perfetta aderenza con la piscina che gli permette un passo sicuro e danzante a bordo piscina non un finto strascicare di gambe come un pinguino sull'olio. Il nuotatore esperto entra e fa subito la doccia, in modo che ogni goccia possa scorrere sul suo corpo scolpito nel e dall'acqua, sorride ai bagnini e fa finta di gaurdarsi intorno, già sapendo che l'ormone femminile é palpitante nell'aria, mentre donne fingono di mettersi apposto occhialetti e cuffia. (Lo facciamo anche noi mortali, ma scopriamo tristemente solo mari di cellulite... va ben, ma ci si accontenta: la vita non è baywatch lo sanno tutti!). Il nuotatore ha uno slippino che non è mica quello da 3.99 € della decathlon, ma una cosa seria, qualcosa di firmato se non addirittura della squadra di nuoto della piscina, uno slippino che non solo è un guanto per le parti intime ma una specie di evidenziatore per i genitali maschili. (tranquilli sono fidanzato anch'io con una signorina, non allarmatevi). Il nuotatore esperto non ha peli, il suo corpo glabro non glielo permette, forse si può trovare qualcosa nel naso e in qualche altro punto, ma sul petto niente. Il nuotatore esperto si tuffa come nelle pubblicità sollevando solo qualche schizzetto d'acqua, mica come i comuni mortali che usano la scaletta a lato o si tuffano seduti dal bordo vasca come un container scivolato in oceano, il nuotatore esperto fa "pluff" e non "spaciaff ciaff". Il nuotatore esperto predilige le corsie centrali, entra in acqua e macina vasche con la metodocità di un maniscalco durante le crociate: continuo, ritmico, quasi monotono. Il nuotatore esperto non respira: ha branchie appena dietro alle orecchie, lui non può permettersi di fare due vasche e respirare affannosamente nel lato basso della piscna, magari sfruttando lo scalinetto. Il nuotatore esperto ha occhiletti che non si appannano mai nemmeno se entra in una sauna o beve un tea in montagna, i suo occhialetti fuggono qualsiasi sbalzo di temperatura. Il nuotatore esperto ti pressa se sei più lento di lui, sorpassandoti di lato, sotto, sopra, camminando all'indietro sopra ad una corsia e a volte fumando una sigaretta in apnea. Tanto ha le branchie. Il nuotatore esperto fa la virata alla fine della piscina e non ti lascia il tempo di copiarla: lui è già alle bandierine blu. Il nuotatore esperto non ti dice nulla se vede subito che hai la grazia di un'incudine in acqua per nuotare ed il galleggiamento di un piombo da cintura da sub, ti ignora direttamente e con l'evoluzione impeccabile di tutti gli stili te lo fa pesare. A volte ne inventa di nuovi per giuoco o vezzo. Il nuotatore esperto non entra con oggetti di valore. Il nuotatore esperto è capace di fare cento vasche bevendo svariati spritz tra una vasca e l'altra, i più bravi sputano il nocciolo dell'oliva da una parte e, dopo qualche bracciata, la recuperano con l'ultimo respiro prima di virare. Il nuotatore esperto parla solo con gli altri nuotatori esperti, e solo esclusivamente di cazzate e barzellette sui nuotatori inesperti o che usano il salsicciotto galleggiante rosa (si quello che tutti noi, almeno una volta, abbiamo usato come gag fallica con gli amici). Io non sono un nuotatore esperto, anzi faccio rana che sembro un animale in estinzione ed il mio stile libero è talmente tanto libero, che alcuni mi dicono "ma tu fai rana e... e...." e io "cringling". Ovviamente tutti non ci capiscono un cavolo, ma basta per lsciarli a mangiar mosche per un po'!
Io entro in piscina a bomba, cerco di battere il mio record di 35 vasche (cioà 70! non sono così scappellato!), quando esco dalla scaletta trattengo i respiro per sembrare un falso magro... Ma è mooolto dura. Io non sono un nuotatore esperto,però ci faccio due battute con quelli della mia corsia, mi diverto e mi rilasso e quasi quasi mi piace!.... Peccato che non si possono ordinare i mojito!
L.

22.3.09

RABBIA

La rabbia che mi morde, la rabbia che mi segue, la rabbia che mi segue e che fa male perchè scende solo a sorsi ruvidi. E’ giusto lottare per quello che vuoi, perchè il desiderio ti fa entrare le cose sotto la pelle, non importa se il risultato c’è, importa solo come cerchi ti ottenerlo. Già sembra il vestito cucito su misura sull’esperienza, ma perchè solo chi ti stà attorno sembra avere cose e possibilità sciolte nella facilità e tu per ottenere la stessa felicità devi sempre sollevare pesi troppo grandi e scalare muri dei quali il fine si confonde con il riflesso del sole? Perchè monta questa rabbia in una giornata di sole in cui tutti i colori hanno un buon umore, in cui le pioggie sembrano solo strani ricordi, forse di qualcuno che se le è inventate. Rabbia e solo rabbia, che chiude lo stomaco, che ti mette una brutta giornata con tutto e tutti, che ti toglie la voglia di far le cose, che ti toglie lo spirito del “ok, vai!”. Ma tanto è solo un mescolare bitume con i brutti pensieri che diventano penne nere che non si scollano più... E intanto guardo verso l’orizzonte e non la vedo. Maledetto aggeggio metallico che mi illudi di vicinanze, quanto vorrei diventassi bacchetta magica, quanto vorrei mi portassi giorni indietro o anche qualche settimana avanti, pur di far passare questo momento basso, in cui non c’è vento per ali, non c’è fiore per le farfalle, non c’è suono per il vento. Solo rabbia, perchè la distanza sa unire, sa farti vivere, ma se è capricciosa sa farti male. Rabbia, come un treno che sceglie di non avere più binari e, forte della sua velocità senza regole e senza limiti, sa spingersi solo avanti, pronto all’impatto col sorriso sulle labbra, pronto a rumori assordanti che generano ancora rumori, umori e amori. Rabbia che cerco di scacciare sfogando tutto sulle lettere di questa tastiera, visto che nemmeno sigarette e affini mi fanno più gusto ne pace relegati nelle mie inutilità quotidiane (per fortuna). Rabbia che cerco di sconfiggere con l’illusione del benessere di una doccia fredda in una giornata afosa... ma se tu non mi aiuti con le parole, ma se tu non metti i sorrisi e puntelli di sofferenza, come si fa a mandarla via questa rabbia? La cancello? La chiudo? Disperazioni di routine, disperazioni facili che si chiudono nella distrazione di qualche ora, nella conta delle ore e delle settimane prima che arrivi tu o prima che arrivi io. Le cose si cambiano quando lo si vuole. Si, è vero e ci credo. Ma vale anche la regola che le cose si cambiano quando si può, quando loro decidono di voler essere cambiate. E’ che la lontanza mi toglie la felicità dei tuoi contorni, per questo a volte nel cesto vuoto delle mie giornate trovo solo rabbia.
L.

8.2.09

Relax and take it easy.

Oggi ho invaso Venetia, palpitante, assieme alle prime orde barbariche di turisti... Mi sono svegliato ancora con la frittura che faceva "up and down with my body" (che nemmeno un manipolo di brancamenta aveva sconfitto!) e mi son detto: meglio vedere Depero e con l'acqua alta... forse qualche click, forse Ladyshoot ne avrà voglia... Già mi lambiccavo con bianco e nero, già immaginavo riflessi, già mi godevo estaticamente il mio autoerotismo fotografico! Parto attrezzato di tutto punto, vestiti comodi, pronto all'avventura... lucido gli obietttivi durante il viaggio come un guerriero prondo alla battaglia e desideroso di morte e sangue, mi prendo tutto il tempo del viaggio necessario lasciando da parte anche il piacere di Steinbeck, che droga silente e piacevole come un vino leggero. Spio fuori le nuvole per capire le luce, do un occhio alle maree: tutto collimava come blocchi di acciaio che scivolano liquidi ed imponenti su sè stessi. Arrivo a Venetia, la gaurdo nella sua pancia marciana, nel suo ventre ducale, nel profilo sfuggente della sua ecclesia e ne cerco le interiora di marmo, avido come un avvoltoio affamato. Penso per click o almeno me ne sforzo... Nulla... Gente disordinata... L'acqua alta le da un bellezza informe e desolata come un animale sporco e sfinito. Mi agito, crolla tutto in cumuli di sabbia, spenta e sparsa dal vento. Ok, mi conosco, non sento il formicolare alle mani e quel brivido di piacere prima di scattare.. Tranquillo non è tempo. E' come pescare, è tutta una questione d'attesa. Io odio l'attesa anche se ho imparato ligiamente ad abituarmici. Ladyshoot per me è una pistola che ferma attimi eterni: una foto è un attimo che non torna. Ladyshoot è un arma che colpisce e contunde non un leggero retino per catturare farfalle fragili ed immacolate. Merda. Ok, passiamo al piano B: hai il tuo museo da vedere. Mi avvio verso il Correr, e mi girano i maroni perchè mi ricorda il fottuto Napoleone: che è solo un capro espiatorio per spiegarmi lo stupro artistico che questa città ha subito. Va beh... erano altri tempi ed è sempre troppo facile giudicare. Intanto i Turisti cercano, e bramano giocosi, abluzioni in piazzetta e la fendono golosi, quasi il passeggiare tra i marmi imbevuti di quel vino salmastro fosse uno sport del luogo, fosse un piatto da assaporare, fosse un rito a cui non sottrarsi... ma non capiscono e non la rispettano. Boh, forse se faccio qualche scatto poi sale la voglia e poi... no... provo anche in piazza ma la stessa cosa: scelgo Depero. Entro e pago solo 5 euro: la cosa puzza... infatti era solo una collezione privata limitata ad una trentina di opere, nulla di più! Ma si, lo dovevo ancora scoprire, ma come la maggior parte dei Futuristi mi ha preso proprio bene, amo la loro energia, che agli albori si conservava ancora così viva e pura, così solare e limpida! Lasciano respirare la voglia di cambiare, la voglia di tracciare una strada maestra, una rotta da seguire, destinata a diventare punto di riferimento. Passa un'oretta e mi torna il sorriso (o forse la frittura comincia a dileguarsi?), spio dalle finestre l'acqua e prego silenziosamente il sole che sbracci le nuvole per concedermi qualche riflesso... nulla! Ok, capisco che non è il momento, posso prendere la motonave senza fretta, meglio tornare. Le nuvole cominciano a chiudere il loro mantello, fanno fraintedere il giorno con il meriggio, con i primi sintomi della sera, e nemmeno una foto, e nemmeno Steinbeck mi ha stupito con un libro che sembra troppo ottuso, sterile e distante per essere lui. Meno male che c'è Cuore, basta una telefonata e tutto migliora.
Il catalogo della mostra non valeva, ma un bel libretto sui Futuristi è tornato con me, non poteva resistermi!
Ed ora pronto a liquefarmi tra le coperte, da domani la settimana si prospetta lunga ed intensa, così i giorni saranno più corti e sarò più rapidamente tra le sue braccia... Ed ora realx and take it easy!

L.